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Neotelevisione
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mwcwNeotelevisione è un mwdaneologismo coniato da mwdqUmberto Eco ed entrato nell'uso degli esperti di mwdgtelevisione per indicare la televisione generalista e commerciale delineatasi in Italia dai primi mwdwanni ottanta. Eco usa questo termine per la prima volta nel mwea1983 in un mweqarticolo intitolato "Tv, la Trasparenza Perduta"cite-ref-1[1]cite-ref-2[2] nel quale confronta le caratteristiche della cosiddetta mwggpaleotelevisione con quelle apportate dall'arrivo delle nuove emittenti private.
Contents
• Note
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Il concetto di neotelevisone
Se l'introduzione del termine nella lingua italiana lo si deve ad Eco, il concetto è già presente nel mondo anglosassone soprattutto per opera di mwhwRaymond Williams con il suo testo mwiaTelevision, Technology and cultural form del 1974mwiqcite-ref-3[3] per indicare il passaggio da uno spettatore che assiste a un programmamwjg ma crea un palinsesto personale composto di frammenti di vari programmi.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]cite-ref-6[6] L'autore inglese sottolinea le differenze esistenti negli Stati Uniti, dovute soprattutto all'esistenza delle televisioni commerciali.
Contesto e caratteristiche
Umberto Eco conia il termine mwnqneotelevisione dopo che l'arrivo della concorrenza portata dalle mwngTV commerciali aveva spinto la TV di stato a rinnovare profondamente i suoi programmi degli anni passati. Con l'avvento della mwnwneotelevisione, la mwoaRAI abbandona definitivamente il modello di "TV pedagogica", che aveva caratterizzato le sue trasmissioni degli mwoqanni cinquanta e mwogsessanta, basti pensare a mwowmwpaNon è mai troppo tardi del maestro mwpqAlberto Manzi.
Ora la RAI, per fronteggiare una concorrenza ormai sempre più agguerrita, prende molti elementi proprio da quei programmi prima molto disprezzati e si concentra sullo spettacolo e sull'intrattenimento leggero. Programmi di punta della neotelevisione sono mwpwmwqaFantastico, mwqqmwqgPronto, Raffaella?, mwqwmwraQuelli della notte e mwrqmwrgIndietro tutta!. Il primo è un contenitore di spettacolo per lo show del sabato sera legato alla mwrwLotteria Italia, che sarà riproposto sia pure con autori e conduttori diversi per una decina di stagioni.
Il telespettatore diventa protagonista dello spettacolo televisivo: interviene in diretta col telefono (come in mwsqmwsgTelefono giallo) o gioca sempre via telefono da casa (mwswmwtaPronto, Raffaella?) o segnala l'avvistamento di persone scomparse (mwtqmwtgChi l'ha visto?).
Si riduce la distanza tra telespettatore e presentatore: in trasmissione arrivano telefonate in diretta, durante le quali i due interlocutori, pur non conoscendosi, si danno del tu dopo essersi presentati dicendosi solamente (e rigorosamente) il nome di battesimo e il paese di provenienza (con tanto di indicazione della provincia). Nei quiz il concorrente appare assai diverso dallo mwuastereotipo dei concorrenti mwuqarchetipo di mwugmwuwLascia o raddoppia? Luigi Marianini e la signora Longari: il nuovo concorrente avvolto nel suo coloratissimo maglione e non più in giacca e cravatta, scherza e ride con il conduttore.
In TV vince e convince l'informalità: nasce la "TV nel salotto", espediente per creare un maggior contatto con il pubblico a casa. La Carrà, ad esempio, in mwvwPronto, Raffaella? in una doppia veste di conduttrice/padrona di casa, era come se invitasse il pubblico nel suo salotto per prendere il tè o un aperitivo o sulla sua terrazza con vista su Roma, o sui suoi divani bianchi.
Questo tema dell'ambientazione domestica fu riutilizzata in programmi come il mwwqmwwgTappeto Volante di mwwwLuciano Rispoli, e per certi versi anche ne mwxamwxqI fatti vostri.
«
Il ruolo del conduttore nel patto dell'ospitalità assume figure canoniche ben precise.La principale fra queste è quella del padrone o della padrona di casa, che dà luogo al rito dell'accoglienza dell'ospite e che, insieme all'ospite, invita lo spettatore a sentirsi parte della piccola comunità che si costituisce..
»
(da "strategie di coinvolgimento dello spettatore nei programmi della neotelevisione, edizioni RAI vqpt, a cura di Francesco Casetti)
Il conduttore guarda direttamente nella camera da presa: col suo primo piano entra con il solo volto (ma sempre più un volto familiare) nelle case degli italiani.
La televisione fa metatelevisione e diventa sempre più autoreferenziale: si pensi a programmi come mwywmwzaBlob, che in venti minuti ripropone spezzoni delle ultime 24 ore di palinsesto, o a programmi parodia come mwzqIndietro tutta!.
Vero punto di non ritorno per la storia della televisione è appunto l'edizione di mwzwmwaaFantastico 3 che segna appunto l'inizio della neotelevisione, basti pensare a mwaqRenato Zero che canta la famosa sigla mwagViva la RAI.
Cambia quindi l'impostazione dei programmi: si rinnovano gli studi che vengono riempiti di coloratissime scenografie. Proprio l'arrivo della mwbqtelevisione a colori costituisce il nuovo elemento che contribuisce maggiormente a segnare il confine tra paleo e neotelevisione. Si fa inoltre grande ricorso ai corpi di ballo e ai mwbgballetti nelle trasmissioni. Segno dei tempi che cambiano è la presenza di numerose ballerine di colore, in genere brasiliane, come ad esempio in mwbwmwcaIndietro tutta!.
La neotelevisione propone un modello di spettacolo in cui prevale l'elemento dell'mwcgesotismo più di quello dell'affermazione di un'italianità. Ciò avviene quindi non solo con il ricorso a ballerine di colore, ma anche a mwcwmwdashowgirl italo-americane: vere regine della TV anni ottanta sono infatti mwdqHeather Parisi e mwdgRomina Power.
L'importanza delle sigle
Con la neotelevisione la sigla diventa a pieno titolo un vero e proprio elemento di identificazione del programma. I telespettatori, come già accaduto per Carosello o il telegiornale, riconoscono il programma tv ancora prima che dalle immagini, dal jingle della sigla di apertura. Uno dei cavalli di battaglia delle TV commerciali era stato lo sfruttamento, anche discografico, delle mweqsigle delle trasmissioni, in particolare di quelle per i bambini (si pensi alle sigle dei cartoni animati giapponesi). Nonostante secondo alcuni esperti di mwegstoria della televisione, il primo sfruttamento discografico di sigle TV si ebbe con il programma mwewmwfaPortobello di mwfqEnzo Tortora (con la sigla di apertura di Tortora e mwfgLino Patruno, e con mwfwCome vorrei dei mwgaRicchi e Poveri) negli anni ottanta le sigle delle trasmissioni RAI ottengono molto successo. Basti pensare ai mwgqtormentoni, rivolti in particolare a un pubblico di bambini delle sigle di mwggHeather Parisi, (mwgwmwhaCicale, mwhqCrilù, mwhgTi Rockerò e mwhwCeralacca) sigle di quattro diverse edizioni della trasmissione mwiaFantastico.
I programmi innovativi
Numerosi furono i programmi di successo, che furono considerati innovativi o che hanno inaugurato generi o fatto conoscere nuove fasce orarie prima considerate come "momenti morti".
La trasmissione mwjamwjqPronto, Raffaella?, ad esempio, rilancia la fascia della tarda mattinata, prima addirittura occupata dal solo mwjgmonoscopio. In questa fascia si combatte gran parte del duello tra mwjwRai 1 e mwkaCanale 5. Quest'ultima rete era stata la prima a puntare su quella fascia, assai importante per la numerosa presenza di casalinghe. Quest'ultima tipologia di pubblico televisivo è la categoria regina della neotelevisione: essendo le casalinghe in molte famiglie le responsabili degli acquisti e avendo molto tempo libero a disposizione, sono considerate un'audience pregiato dagli investitori pubblicitari.
La programmazione loro dedicata è prevalentemente composta da mwkgtelenovela (soap opera seriali) e programmi di cucina. Vera regina e paradigma delle casalinghe è la nota "mwkwCasalinga di Voghera". A questo pubblico sembrano rivolgersi espressamente i programmi della tarda mattinata, fascia che nella seconda metà degli anni ottanta sarà occupata e sapientemente sfruttata da mwlaGianfranco Funari con il suo programma mwlqmwlgMezzogiorno italiano.
Ma nessuna fascia di pubblico sembra essere trascurata dalla neotelevisione: si pensi al fatto che nonostante il successo dei programmi per casalinghe il palinsesto sembra riprodurre la struttura della giornata di una famiglia tipo (magari l'arcinota Famiglia del Mulino Bianco mwmqBarilla) con la sua scansione temporale.
La mamma casalinga e responsabile degli acquisti ha a disposizione i programmi della mattina, i bambini tornano da scuola e hanno a disposizione specifici programmi (e relativa pubblicità) a loro dedicati. Grandi trasmissione contenitore, si pensi a mwmwmwnaDomenica In, sono strutturate per piacere a tutti i membri della famiglia, dal nonno al nipote. Guardare la televisione è ormai un rito collettivo, che ogni famiglia svolge per suo conto: sono ormai lontani i tempi in cui si invitavano a casa i vicini e gli amici senza televisore per una visione collettiva.
mwngRenzo Arbore nella sigla mwnwSì la vita è tutto un quiz del noto programma mwoaIndietro tutta! dice:
«Notte italiana, c'è una luce blu - È in ogni casa che brilla la TV - E tutti intorno seduti a guardare - davanti a questo nuovo focolare.»
La televisione scandisce i tempi, detta una vera e propria liturgia catodica. Ora la giornata non è più regolata dai tempi religiosi (le campane, le lodi, i mwpavespri) o dai tempi della mwpqsocietà industriale (i turni operai, la sirena, i cambi turno) ma direttamente dalla televisione.
Si mangia durante il telegiornale e si cerca di calibrare la durata del pasto alla durata del telegiornale. Profetica in questo senso è la sigla di chiusura di mwpwmwqaIndietro tutta!:
«Vengo dopo il tiggì»
Altra fascia di successo prima poco sfruttata è la seconda serata: prima del mwra1985 questa fascia era occupata da trasmissioni didattico culturali, ma la tendenza cambierà nel 1985 con il successo del programma mwrqmwrgQuelli della notte di Renzo Arbore.
Nel mwsa1986 mwsqmwsgUnomattina dà il via allo sfruttamento della fascia delle prime ore del mattino: la trasmissione va con in onda il mwswsegnale orario, ed è divisa in blocchi più o meno autonomi. Il telespettatore, può seguirne quindi anche solo pochissimi minuti, magari mentre è intento a fare colazione prima di uscire di casa o mentre si veste.
Sul finire del decennio compaiono programmi i cui format saranno replicati con successo nella televisione degli mwtqanni novanta e per certi versi nella televisione di oggi. È il caso di mwtgmwtwBlob, di mwuamwuqFuori Orario di mwugmwuwChi l'ha visto? (trasmissione di TV di servizio, chiaramente ispirata alla rubrica mwvaDove sei? della nota trasmissione mwvqmwvgPortobello di mwvwEnzo Tortora) e di mwwamwwqPiù sani e più belli di mwwgRosanna Lambertucci.
Il programma mwxamwxqLinea verde, tuttora presente nei palinsesti, è in onda invece dal mwxg1981 quale erede naturale della trasmissione mwxwA come agricoltura. Analogamente il programma mwyamwyqMixer di mwygGiovanni Minoli andato in onda fino al mwyw2000 partì nel lontano mwza1980.
I titoli di coda della neotelevisione scorrono sulle note della canzone mwzgmwzwPiacere Raiuno sigla dell'omonima trasmissione. Il programma: lo spettacolo esce dagli studi televisivi, abbandona il "Teatro delle Vittorie in Roma" o gli studi del mw0aNomentano, e gira per i teatri di mezza Italia, passando anche per i teatri di città di provincia.
La stessa formula per certi versi la si rivedrà pochi anni dopo con il mw0gmw0wKaraoke di mw1aFiorello o con le varie edizioni del mw1qmw1gFestivalbar. Da non dimenticarsi poi la comicità di mw1wBeppe Grillo con mw2amw2qTe lo do io il Brasile.
Il linguaggio
Note
cite-note-11. ↑ mw5gmw5wLa trasparenza perduta in mw6aSette anni di desiderio, Bompiani, 1985
cite-note-22. ↑ mw7amw7qmw7gTreccani, su mw7wtreccani.it.
cite-note-33. ↑ Traduzione in italiano Raymond Williams, La televisione. Tecnologia e forma culturale e altri scritti sulla TV, Roma, Editori Riuniti, 2000, con prefazione di Menduni mw8w
cite-note-44. ↑ mw9wmw-amw-qMotturi (mw-gmw-wPDF), su mw-amediastudies.it.
cite-note-55. ↑ Aldo Grasso mwaqaStoria della televisione italiana Appendice Neotelevisione
cite-note-66. ↑ mwaqqmwaqumediastudies.it, mwaqyhttps://www.mediastudies.it/IMG/pdf/Introduzione_a_Williams.pdfmwaqc Titolo mancante per url mwaqgurl (aiuto).
cite-note-77. ↑ mwaq4mwaq8mwaraTreccani, su mwaretreccani.it mwari(archiviato dall'mwarmurl originale il 1º febbraio 2014).
Bibliografia
• Francesco Casetti, mwarcTra me e te. Strategie di coinvolgimento dello spettatore nei programmi della neo-televisione, VPT-Eri, Torino, 1988
• Carbone-Pasqua, mwarkDizionario della Tv, SugarCo,Milano, 1992
• Marcello Walter Bruno, mwarsNeotelevisione. Dalle comunicazioni di massa alla massa di comunicazioni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1999
Collegamenti esterni